Storie di Successo, Torno Subito

Grazie a Torno Subito sono diventata anche Junior Project Manager

Con BeeYou stiamo raccogliendo le storie di successo dei vincitori delle passate edizioni di Torno Subito. Quale storia migliore di quella di Miria che ha ottenuto un lavoro presso l’ente di fase 2 dopo la conclusione di Torno Subito?

Oggi abbiamo conosciuto Miria che è andata a Bruxelles per occuparsi di Euro-progettazione con il Bando Torno Subito, così le abbiamo chiesto di rispondere qualche domanda per scoprire la sua tutti i dettagli della sua avventura!

Ma prima ve la presentiamo con le sue stesse parole:

Ciao ragazze, mi chiamo Miria Di Legge e ho 27 anni. Attualmente svolgo la professione di psicologa e junior project manager. Amo viaggiare, disegnare, suonare la chitarra, insomma amo tutto ciò che stimola la creatività. Vorrei condividere con voi una frase di Italo Calvino, che mi ha accompagnato soprattutto durante l’esperienza di Torno Subito, ormai la porto sempre con me, mi aiuta ad affrontare i cambiamenti e gli ostacoli che non esitano a presentarsi:

Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.

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Adesso iniziamo con le domande. Come hai conosciuto il Bando Torno Subito? Ricordi quando hai preso sul serio l’idea di partecipare?
Si, ricordo tutto perfettamente. Ero in ufficio, stavo svolgendo il secondo semestre del tirocinio post lauream in una fondazione in cui mi occupavo di progettazione sociale. Mentre controllavo le email leggo l’invito di Laziodisu a partecipare all’evento di presentazione della terza edizione del bando, svoltasi il 10 Maggio all’ex Caserma Guido Reni (Roma). All’evento erano presenti stand informativi sul bando e oltre 70 aziende ed enti ai quali potersi già candidare per una partnership di progetto, consegnando il proprio curriculum e bozza di progetto. Quando ho raggiunto la sede, ero in compagnia di un’amica, alla quale non smettevo di riferire le mie perplessità ed il mio senso di confusione tra quella miriade di opportunità, che non sapevo come prendere per “salire al volo”, come era scritto nello slogan della locandina dell’evento. Mi fermavo ovunque, anche agli stand che erano ben lontani dalla mia formazione, per chiedere pareri, informazioni e consigli su come poter partecipare. La risposta era sempre la stessa: “devi proporre un tuo progetto!” e io mi chiedevo “si, ok, ma quale? Dove? E soprattutto, con chi?”. Insomma, non è stato per niente facile trovare la via di accesso, già solo per partecipare, ma tutti i ragazzi che avevano già svolto quell’esperienza, mi rispondevano di non demordere, di rimboccarmi le maniche, innanzitutto, partendo da un’idea che potesse essere coerente con la mia formazione e poi svolgendo tutto l’iter burocratico richiesto per la corretta candidatura. Dopo quel giorno il mio unico pensiero era di non perdere questa occasione formativa/lavorativa, ma soprattutto ora posso definirla anche di vita!

A quale edizione e quale linea progettuale hai partecipato? Come hai scelto tra le tante?
La mia partecipazione al bando potrei definirla come una scelta quasi “all’ultimo minuto”, perchè dopo l’evento, anche se avevo mille depliant e la locandina con l’aeroplano, che era tutto un programma, ancora non mi era tutto chiaro, mi mancava qualcosa, mi mancava l’idea. Allora ho iniziato a fare una cernita di tutti quei dépliant che avevo raccolto per capire che possibilità ci fossero per inserirsi in quanto psicologa; la mia laurea in psicologia clinica sembrava distante da quelle aziende che, nella maggior parte dei casi, rientravano nell’ambito dell’economia, della tecnologia, dell’arte e dell’agricoltura. Poi mi sono resa conto che era distante solo perchè gli altri enti non richiedevano esplicitamente una psicologa, ma facendo ricerche approfondite riuscivo a individuare il mio ruolo all’interno di ogni contesto. Poi ho trovato la chiave: il mondo dell’euro-progettazione!! Quale settore migliore di questo per permettere agli psicologi di inserirsi in più settori promuovendo la propria professionalità? Questa idea mi ha permesso di partecipare alla terza edizione 2016.

Di cosa trattava il tuo progetto? Ricordi il momento in cui hai pensato che fosse l’idea giusta?
Inizialmente, mentre ero alla ricerca degli enti, modificavo incessantementela mia idea progettuale, in quanto non era ancora ben strutturata, fino a quando non ho deciso di intraprendere la linea progettuale della formazione, invece della work experience. Ho preso in considerazione il master in euro-progettazione, proposto dall’ IDP EuropeanConsultants, da svolgere a Bruxelles, in Belgio. Nel progetto quindi era in programma una prima fase di formazione all’interno di un contesto coerente al settore che avevo scelto; una seconda fase, nel Lazio, dedicata alla pratica all’interno di un’associazione di promozione sociale che si occupa di progettazione europea e nazionale. L’obiettivo principale è sempre stato orientare i giovani psicologi e gli enti di terzo settore, che lavorano nell’ambito psico-socio sanitario, all’accesso ai programmi europei. Ho avuto questa idea, esplorando quali competenze potessero essere meno sviluppate all’interno della categoria degli psicologi, scoprendo che non solo può essere un valore aggiunto alla professione, ma può risultare come una chiave di accesso ai fondi europei per realizzare le tante idee, innovative e volte al miglioramento del benessere delle persone, che gli psicologi, specialmente negli ultimi anni, stanno proponendo a livello regionale e nazionale.

Quale è stato il momento più difficoltoso durante la stesura del progetto? Ti sei fatta consigliare da qualche familiare/amico?
Il momento più difficile sicuramente lo colloco tra la consapevolezza di avere un’opportunità tra le mani e il disorientamento fra i contesti lavorativi in cui ci si può inserire. Praticamente, il momento della scelta dell’idea da proporre. Per quanto riguarda la stesura del progetto, non ho trovato enormi difficoltà, tuttavia ho contattato un amico che aveva vinto l’edizione precedente, al quale ho chiesto qualche dritta e la sua esperienza.

Hai avuto difficoltà nel trovare un partner per la FASE 1? Se potessi scegliere, cosa cambieresti/vorresti aggiungere alle competenze apprese durante questa fase?
Molti miei colleghi o amici hanno trovato difficoltà a trovare enti che li ospitassero, probabilmente perché alla terza edizione ancora non era molto conosciuto il progetto della regione, tuttavia, nel mio caso l’ospitalità degli enti e la loro conoscenza sulle modalità burocratiche del bando hanno facilitato questo passaggio.
Non vorrei cambiare nulla della Fase 1 che ho svolto, in quanto è stata molto formativa, affascinante e mi ha permesso di vedere luoghi nuovi e diversi fra loro. Inoltre, ho conosciuto delle persone fantastiche, con cui ho stretto una leale amicizia che prosegue tutt’oggi. Sicuramente, aggiungerei qualcosa: la possibilità di imparare un’altra lingua come il francese.
Bruxelles è una città dinamica e multiculturale, in cui ho potuto rafforzare il mio inglese grazie all’incontro e confronto con stagiaire delle istituzioni europee che provengono da tutta europa. Eppurele lingue ufficiali sonol’olandese, il francese e il tedesco, ma in quattro mesi, impegnata con il master, mi è stato logisticamente impossibile intraprendere un nuovo corso di lingua.

Come è andato il primo giorno fuori “dalla terra natia”? Raccontaci la tua giornata, le tue emozioni.
Il mio primo giorno è stato “strano”, avevo già studiato tutto il percorso dall’aeroporto fino all’appartamento provvisorio trovato su internet.Mi sentivo sicura, felice e indipendente, dal tramosservavo ogni angolo che mi era possibile, era tutto così nuovo e diverso. La prima cosa che mi ha colpito è stata la calma che la città ti trasmette.
La calma però è sparita una volta arrivata a destinazione, perché avevo due valigie pesantissime (ovvio) e dovevo fare 1 km a piedi dalla fermata dell’autobus all’appartamento. Inoltre, quando l’ho raggiunto non sapevo dove citofonare e non sapevo neanche parlare benissimo l’inglese. L’inquilino che alla fine è venuto ad aprirmi parlava solo francese ed è stata comica la mia volontà di comunicare all’italiana con lui: ossia attraverso gesti plateali con le braccia. Gli altri inquilini, studenti fuori sede francesi, per fortuna parlavano inglese e dopo qualche consiglio su come muovermi in città non li ho più visti per 4 giorni, ero completamente sola in quella casa enorme e la cosa bella è che non mi dispiaceva. Il mio unico pensiero era: “devo trovare una stanza”, considerando che dall’Italia non ero riuscita a trovare una stanza fissa per quattro mesi, quindi i primi 4 giorni li ho dedicati solo alla ricerca di una collocazione.

Hai qualche aneddoto divertente sulla tua esperienza a Bruxelles?
Si, il 5 maggio è la festa dell’Europa e in questa occasione le istituzioni europee aprono le porte al pubblico. Non potevo non partecipare a quella giornata, peccato che le istituzioni sono talmente immense e piene di storia che in una giornata sono riuscita a vedere solo il Consiglio e la Commissione europea. Una volta arrivata davanti al Parlamento, mi sono seduta su una sedia per un’ora e… poi sono tornata a casa. Neanche una settimana dopo, il mio coinquilino che lavorava all’interno del Parlamento, mi ha chiesto aiuto per girare dei video sul posto di lavoro mentre ballava con la musica di Happy di Pharrell Williams, che poi avrebbe utilizzato per un video messaggio in occasione del matrimonio di un suo amico. È inutile dirvi quanto sia stato divertente e assurdo visitare il Parlamento e allo stesso tempo fare la videomaker all’interno delle sale conferenze del Parlamento Europeo!

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Dove hai svolto la FASE 2? Di cosa ti sei occupata, praticamente?
La fase 2 l’ho svolta all’interno di Progeu, un’associazione di promozione sociale, che si occupa di consulenza e progettazione a livello europeo e nazionale. Ora proseguo il mio lavoro al suo interno come libera professionista in qualità di junior project manager.
Durante lo stage ho potuto affrontare tutte le fasi di un progetto, dall’ideazione alla costruzione di un budget, avevo molta autonomia, potevo scegliere i temi che mi interessavano e i programmi che sentivo di gestire, il mio primo progetto scritto l’ho elaborato per un Erasmus +. La cosa più bella di questo lavoro è poter entrare in contatto con diverse professionalità di tutta Europa e non solo. All’interno dell’associazione però ho potuto non solo consolidare le competenze che avevo appreso solo teoricamente al master, ma anche apprendere attraverso il modello del training on the job nuove tecniche di progettazione e comunicazione in settori diversi come il crowdfunding e il social media managment.

Adesso che sei quasi alla fine di questa esperienza, tiriamo le somme. Pro e contro della partecipazione a Torno Subito. Se avessi una bacchetta magica cosa vorresti migliorare per rendere il tuo progetto, o la sua effettiva realizzazione, migliore?
La prima cosa che mi viene in mente è la copertura finanziaria che Torno Subito ci offriva, erano 600 euro al mese lordi, quindi 450 euro mese che utilizzavo solo per l’affitto. Essendo Bruxelles una città cara, non è una copertura che può far stare “tranquilli” ragazzi che non possono permettersi ulteriori spese. Se potessi tornare indietro, organizzerei diversamente il tempo che ho impiegato, per poter sfruttare ancora di più tutte le occasioni perse che mi sono fatta sfuggire.

Se potessi dare un consiglio a chi vorrebbe partecipare al Bando di quest’anno quale sarebbe?
Consiglierei di scegliere un’esperienza che “fa paura”, perché sicuramente è quella che più attrae e proprio per quello spaventa. Mai tirarsi indietro ragazzi!

Questa era la straordinaria avventura di Miria che grazie a Torno Subito e alle sue incredibili capacità ha ottenuto un posto di lavoro come junior project manager nel suo ente di fase 2!

Se ti va puoi raccontare la tua storia di successo contattandoci tramite mail Mail  o scrivendoci su Facebook

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Siamo qui per aiutarti!

A presto!

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I diritti sulle immagini sono di proprietà dei relativi autori.

Scritto da Doriana Chirico e Roberta Autore

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