Storie di Successo, Torno Subito

Torno Subito la disperazione: fare le fotocopie e diventare il cattivo dei fumetti

Ciao a tutti, eccomi qui per raccontare la terza parte della mia avventura con Torno Subito.

Potete leggere qui la prima parte Torno Subito: idee sotto la doccia

La seconda parte la trovate qui invece: Torno Subito: gli spacciatori di polizze

[Se vuoi anche tu raccontarci la tua storia di successo o disavventura ed essere pubblicato, contattaci!]

Allora, dove eravamo? Ah si, la prima parte del progetto era terminata ma, nel mio caso, la cosa davvero bella ed emozionante sarebbe stata la seconda parte!

Avrei infatti creato grazie all’Ente di Fase 2 il primo Sportello Sessuologico gratuito della Regione Lazio!

Ma cominciamo per bene. Alla fine della mia Fase 1 decido di viaggiare per un mese in Sud America come formatrice grazie ad un Erasmus Plus ed alla collaborazione con Arcigay.

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E’ stato un mese bellissimo, nel quale ho conosciuto tantissimi nuovi amici ed imparato davvero tanto ma bisognava tornare alla realtà.

Al mio rientro inizio la pratica per la Fase 2 ma, per una serie di lunghi, noiosi, drammatici, particolari aspetti mi tocca trovare un nuovo ente per il mio progetto in soli 15 giorni!

Era un periodo particolare, il 15 ed il 16 giugno avrei avuto un grandissimo esame (l’esame di stato) e il 1 giugno avevo saputo la notizia definitiva del cambio ente. Torno Subito ed il Centro per l’impiego, grazie alla gentilezza dei loro impiegati, mi avevano dato tempo fino al 15 per trovare un nuovo posto, un nuovo “vaso” per il mio piccolo grande sogno.

Lo stress era a mille, inizio a cercare su google un ente che potesse in qualche modo accogliermi: penso ad associazioni LGBT, associazioni di psicologi, scuole di psicologia o sessuologia….

Mando tantissime mail, sto ore al telefono, fisso vari colloqui in giro per Roma.

Google è il mio migliore amico ed inizio a farmi una mappa dei posti adatti partendo dalla mia posizione. Molti colloqui sembrano andare bene ma uno in particolare mi colpisce.

Ormai ero disperata, il tempo era quasi scaduto e rischiavo grosso, la restituzione dell’itera somma della Fase 1 oltre al mancato lavoro (e guadagno) della Fase 2 altri sei mesi di lavoro.

Trovo questa Onlus, a due passi da casa mia, che non so come non avevo mai notato. Mi fanno il colloquio 3 psicologi, un uomo e due donne. Sono simpatici e cordiali. Con entusiasmo spiego il mio progetto ma anche i vincoli di Torno Subito e le strette tempistiche. In 5 giorni bisognava firmare al CPI (Centro per l’Impiego) [per tutte le notizie pratiche su torno subito visita il gruppo facebook].

Loro mi piacciono, ma non posso aspettare, ormai il mio corpo è composto al 70% di disperazione al 29% di ansia e rimane 1% di sogno.

Dico loro infine “Si questo progetto è bellissimo, per me emozionante e ci tengo davvero a realizzare qui lo sportello, qualche evento gratuito e molto altro ma alla fine mi va bene anche solo rispondere al telefono e fare qualche fotocopia”
Ebbene si, dopo aver retto per giorni di rabbia, stress, sfiducia, delusione, sorpresa, ricerca, la rassegnazione aveva preso posto nel mio cuore. Ormai mi importava solo di non perdere soldi, di andare avanti, in qualunque modo.

Eh si per quei pochi secondi mi sono sentita sconfitta, finita. Se dovevo fare fotocopie cosa ne sarebbe stato del mio sogno?

Ma alla fine si sa, ci sono le spese, l’affitto, le bollette e un sogno non paga da mangiare e non salda nemmeno il conto dell’ENI gas.

Si la bolletta gialla di 180 euro arrivata, come sempre, nei momenti di massima disperazione sembra farmi piantare i piedi per terra.

Niente sogni per te Roberta, niente sportello gratuito per i cittadini. Portare caffè, fotocopie e pagare le bollette a questo è servito Torno Subito.

Mi sovvengo di tutti gli altri ragazzi incontrati nelle file infinite per sbrigare le varie pratiche di Torno Subito. I racconti delle avventure e delle disavventure peggiori. Mi ricordo di una giovane ragazza che aveva scelto di andare a Los Angeles ed apprendere una nuova tecnica cinematografica e poi tornata nella ridente Roma si era ritrovata a portare solo i caffè, lei che doveva fare uno stage di montaggio grazie alla nuova tecnica appresa e avrebbe dovuto essere una risorsa preziosa era usata solo come ragazza del bar.

Sia chiaro, non c’è nulla di male in nessun lavoro. La cosa peggiore è quando tu vieni pagata dalla Regione per svolgere un lavoro per i loro cittadini (che sia uno sportello sessuologico, che sia un nuovo spot di una pubblicità progresso o altro) e l’ente di fase 2 ti considera come il peggiore dei loro nuovi dipendenti, la cugina dello zio del fratello del vicino che è lì per fare l’ultima ruota del carro. Quando invece spesso si è dei giovani professionisti che hanno vinto un bando con la forza delle proprie idee.

Come vedete da queste mie righe arrabbiate, per me mettere da parte il mio sogno per ritornare nel peggiore dei mondi reali è stato molto brutto.

I miei amici, e, a dire il vero chiunque stia con me più di qualche giorno, impara a conoscere il mio senso di giustizia e la mia lotta per principi e doveri.

Spesso per questo mi hanno considerato ribelle o anche solo in opposizione al “potere” ma le persone più lungimiranti hanno visto in me un’ispirazione o una risorsa perché di certo mi arrendo davvero dopo averle provate davvero tutte.

Ma quel 7 giugno per me era la fine. Ok Roberta, ora tocca essere realista, mettere da parte principi e sogni e scendere anche tu nel mondo dei “normali” ed eccoci quindi a noi ed alla mia frase davanti alle persone dell’associazione: Si questo progetto è bellissimo, per me emozionante e ci tengo davvero a realizzare qui lo sportello, qualche evento gratuito e molto altro ma, alla fine mi va bene anche solo rispondere al telefono e fare qualche fotocopia”.

A questo punto il mondo mi sorprende, le persone mi sorprendono e capisco che spesso si lotta insieme e non uno contro l’altro, come stavo iniziando a convincermi.

Uno dei capi dell’associazione, mi guarda stupito e mi dice: “Ho capito benissimo il tuo progetto e mi sembra davvero bello ma….” e qui il mio cuore perde 14 battiti (ne sono quasi certa, proprio 14) “…. ma non capisco cosa c’entra il lavoro di segreteria, tu sei una psicologa, con 4 anni di formazione in sessuologia, direi proprio che tu qui farai la sessuologa non le fotocopie!“.

Ragazzi vi giuro, questa frase non la dimenticherò mai. Una frase simile in quel momento della mia vita è stato quel giro di boa che si riconosce spesso dopo anni.

Dopo aver subito qualche torto puoi scegliere se diventare un cattivo dei cartoni animati o puoi diventare uno dei buoni e continuare a lottare, non più da solo!

Tutto questo è stato possibile grazie ad un’associazione Sipea Onlus che crede davvero negli altri, nella rete, nella collaborazione e grazie ad una professionista, Maria Palmisano, che non ha mai smesso di credere nei sogni (ed ora infatti sta vivendo una piccola favola).

Grazie a tutti voi Giancarlo, Maria Angela, Maria per aver creduto in me quel 7 Giugno (tra l’altro il giorno del mio onomastico) ed è solo grazie a voi che ora sono una psicologa felice e non una serial killer!

Ora vi saluto ma per conoscere com’è andata a finire vi aspetto per l’ultimo articolo sulle mie (dis)avventure con Torno Subito venerdì prossimo!

P.S. Sipea Onlus accetta candidature per Torno Subito 2018!

A presto e condividi l’articolo se anche tu sei uno dei buoni!

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Se hai bisogno di una consulenza per la creazione del progetto o per la revisione, contattaci!

COPYRIGHTS Tutti i diritti sul testo e sulle immagini sono riservati e di proprietà dell’autore.

Scritto da Roberta Autore

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